Finalisti del Premio Nazionale Elio Pagliarani
Tiziana Colusso
sezione premio: Poesia edita 2026
opera: Corpo conduttore - XXXIII variazioni
biografia: laureata in Letteratura Comparata a La Sapienza di Roma e specializzata a Paris-Sorbonne. È stata Responsabile Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori e ha fatto parte del Board elettivo dello European Writers Council, Bruxelles. Ha fondato nel 2009 la rivista “Formafluens – International Literary Magazine” (www.formafluens.net). Ha pubblicato narrativa, poesia, testi teatrali, fiabe, saggistica, è tradotta in varie lingue. Ha vinto, tra gli altri, il premio di poesia “Paesaggio Interiore” 2023. Ha praticato Tai Chi, meditazione, attualmente segue lo Zhineng Qi Gong.
Sara Comuzzo
sezione premio: Poesia edita 2024
opera: Invitare gli spaventapasseri a ballare
presentazione poeta: “È così difficile trovare l’inizio. O meglio: è difficile cominciare dall’inizio. E non tentare di andare ancor più indietro.” Sembra che la raccolta della Comuzzo possa addensarsi in questo pensiero di Wittgenstein. La Comuzzo si muove nell’entropia, nel caos, nel disordine in costante pericolo d’implosione delle nostre vite, sapendo che è difficile trovare il principio, il bandolo dell'intricata matassa che è l'esistenza rifiutata, il filo d’Arianna che conduce fuori dal labirinto, quel “disorientamento contemporaneo” di cui disserta Alain Badiou.
Delle nostre vite, non di quelle degli altri, racconta la Comuzzo. Della nostra fragile soggettività ibridata, decentrata, stratificata, sottoposta alla violenza di processi in continua transizione, in perenne alieno identitario nomadismo, su cui vengono scaricati tutti i conflitti, le insicurezze e le precarietà di un sistema “iperindustriale” che del soggetto ha fatto il proprio prodotto principale.
Ed è per questo che l’umanità della Comuzzo è un’umanità schiantata, che nasce già "dipendente da qualcosa", fatta di "lupi"... "troppo affamati", pestata, suicidaria, lesionista, che vive ne “la terra … dove sette miliardi di persone vanno di corsa e un miliardo non ha da mangiare.”
“Ci sono posti in cui l’alba non arriva. Non tutto inizia, lo sai.” Appunto.
Marilina Giaquinta
Delle nostre vite, non di quelle degli altri, racconta la Comuzzo. Della nostra fragile soggettività ibridata, decentrata, stratificata, sottoposta alla violenza di processi in continua transizione, in perenne alieno identitario nomadismo, su cui vengono scaricati tutti i conflitti, le insicurezze e le precarietà di un sistema “iperindustriale” che del soggetto ha fatto il proprio prodotto principale.
Ed è per questo che l’umanità della Comuzzo è un’umanità schiantata, che nasce già "dipendente da qualcosa", fatta di "lupi"... "troppo affamati", pestata, suicidaria, lesionista, che vive ne “la terra … dove sette miliardi di persone vanno di corsa e un miliardo non ha da mangiare.”
“Ci sono posti in cui l’alba non arriva. Non tutto inizia, lo sai.” Appunto.
Marilina Giaquinta
Michelangelo Coviello
sezione premio: Poesia edita 2017
opera: La primavera fa ridere i polli
biografia: è nato ad Agropoli (SA) nel 1950 e vive a Milano. Ha pubblicato Casting (La vita felice, 2008); Cuore d'asfalto (Marco Tropea, 2000); Dee Jay' (Edizioni d'If, 2005); News (Lietocolle, 2006); Inferno 28 (La vita felice, 2009); La primavera fa ridere i polli (il Verri, 2016). Come traduttore ha curato la versione italiana di Drafts and Fragments di Ezra Pound, uscita presso l'editore Guanda col titolo Prove e frammenti.
descrizione catalografica: La primavera fa ridere i polli / Michelangelo Coviello ; introduzione di Milli Graffi. - Milano : Edizioni del Verri, 2017. - 89 p. ; 20 cm ((Collana rossa ; 14
presentazione poeta: Michelangelo Coviello è stato forse l'autore più attivo e inventivo della generazione di mezzo, quella, assai critica invero, degli esordienti degli anni 70: fra i rarissimi non impaludati allora in un prospettiva sedicente-orfica o neovaticinante o semmai nuovamente rondista, dei sedotti insomma dalla falsa moneta di una marcia del gambero. Fin da quel tempo difficile, Coviello si è dimostrato capace, come pochi, di far tesoro della tradizione (e tensione) del nuovo, in modo tanto lucido quanto spregiudicato, e ricercando attivamente, e da vero militante della poesia, vie nuove per una parola messa in opera in un processo di comunicazione poetica il più possibile virale, restando al centro e mai tuttavia cedendo alle blandizie di alcun coro. Nel prosimetro della sua Primavera in anticlimax (che non può che far ridere i polli), blocchi ben temperati e sostenibili di stream of consciousness o meglio di mangiatoia di pensieri in flusso, retti su una implicita vena comico-sensuale e tradotti in piastrelle (elementi, o micro-monoliti) di un puzzle (pseudo)cognitivo, attivando/deludendo derive di narrazione concentratissima e subito dispersa, questi blocchi si ritmano e rispezzano per opera di un versicolare comico-popolaresco, quadrotti di ottave di ottonari, in un nonsensico basso, un delirante divagare (spesso irresistibilmente osceno), che esplicito va retrogradando sulla elementare, formulare grammatica dei cantari. La conflagrazione fra i codici della prosa e quelli della poesia (che da quasi due secoli detta le condizioni di un discorso poetico avanzato), diviene così una piccola espansiva scatola a sorpresa, pirotecnico-sonora, sul binario duplice e rescisso di questo e delirante e irresistibile ragionatorio.
Marzia D’Amico
sezione premio: Poesia inedita 2024 Vincitore
opera: Ragazza Laser
presentazione poeta: Nel recente film di Mainetti, Freaks out, Matilde è una ragazzina-fenomeno dotata di una carica elettrica così potente da accendere lampadine con la bocca.
Non diversamente da Matilde, la ragazza freak di Marzia d’Amico tiene le palpebre chiuse perché teme il proprio potere: i suoi occhi-laser possono infatti disintegrare il mondo con lo sguardo; epperò lascia aperta la bocca per parlare, disarticolando la visione (tra spaziature di bianco, trattini e segni d’interiezione) o ricomponendola (con agglutinazioni e neologismi) in una partitura vocale che esorta chi legge a farsi interprete di questo dilemma: è bene usare il proprio potere per annientare l’avversario oppure si può trovare una via diversa dalla distruzione? Nel poemetto di D’Amico il male appare nell’evocazione dei fatti di Genova del 2001, della questione palestinese, delle molestie, o nella presenza di una Bestia sconosciuta che la incalza da dentro, che «divora il tempo come servitrice del Nulla», senza darle tregua.È, quella di Marzia D’Amico, una scrittura pensata per l’esecuzione a voce, e richiede a chi legge un’attenzione partecipata: non tanto a contemplare il disincanto quanto ad agire, forse moralmente, fosse anche solo con la forza del linguaggio.
Sara Ventroni
Non diversamente da Matilde, la ragazza freak di Marzia d’Amico tiene le palpebre chiuse perché teme il proprio potere: i suoi occhi-laser possono infatti disintegrare il mondo con lo sguardo; epperò lascia aperta la bocca per parlare, disarticolando la visione (tra spaziature di bianco, trattini e segni d’interiezione) o ricomponendola (con agglutinazioni e neologismi) in una partitura vocale che esorta chi legge a farsi interprete di questo dilemma: è bene usare il proprio potere per annientare l’avversario oppure si può trovare una via diversa dalla distruzione? Nel poemetto di D’Amico il male appare nell’evocazione dei fatti di Genova del 2001, della questione palestinese, delle molestie, o nella presenza di una Bestia sconosciuta che la incalza da dentro, che «divora il tempo come servitrice del Nulla», senza darle tregua.È, quella di Marzia D’Amico, una scrittura pensata per l’esecuzione a voce, e richiede a chi legge un’attenzione partecipata: non tanto a contemplare il disincanto quanto ad agire, forse moralmente, fosse anche solo con la forza del linguaggio.
Sara Ventroni
Giovanni Darconza
sezione premio: Progetti di traduzione 2018 Vincitore
opera: Traduzione dal cileno di Arte de morir, 1977 di Oscar Hahn
biografia: Nato a San Gallo, Svizzera, nel 1968. Poeta, narratore, traduttore e docente di Letteratura e Cultura Spagnola presso l'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Ha pubblicato la raccolta di poesie (2006, vincitrice del concorso 2006), il romanzo (2007), la raccolta di racconti (2009) e il racconto per l'infanzia (2013, Premio Frontino Montefeltro 2014). Per Raffaelli Editore ha tradotto un'antologia di poesia breve latinoamericana (2015) e (2015), le raccolte poetiche di Óscar Hahn, (2015), (2016) e (2016); di Antonio Cisneros, (2015); di Mario Bojórquez, (2016); di Rafael Courtoisie, (2016) e di Marco Antonio Campos, (2016).
presentazione poeta: Fra i numerosi progetti validi presentati, la Giuria ritiene di assegnare il Premio Pagliarani a Giovanni Darconza per la traduzione italiana di Arte di morire, importante raccolta del poeta cileno Óscar Hahn. Darconza riesce a rendere il contrasto fra metrica tradizionale e colloquialità di diverse poesie, ricreandone felicemente lo spirito di danza macabra: . La visione della morte culmina nelle atroci , dove Hahn ritrova . Darconza unisce all'arte del traduttore la finezza del critico e contribuisce alla conoscenza in Italia di uno dei massimi poeti ispanoamericani, che di recente ha compiuto 80 anni.
Milo De Angelis
sezione premio: Poesia edita 2016
opera: Incontri e agguati (Mondadori)
biografia: vive a Milano dove è nato nel 1951. Ha pubblicato Somiglianze (1976), Millimetri (1983), Terra del viso (1985), Distante un padre (1989), Biografia sommaria (1999), Tema dell'addio (2005), Quell'andarsene nel buio dei cortili (2010), Incontri e agguati (2015).
descrizione catalografica: Incontri e agguati / Milo De Angelis. - [Milano] : Mondadori, 2015. - 65 p. ; 21 cm ((Lo specchio
presentazione poeta: «Con la morte ho tentato seriamente»: questo il presupposto di Incontri e agguati, ultimo libro di Milo De Angelis, che torna a frequentare i temi della memoria e del lutto in un libro di grande sintesi espressiva. Con un linguaggio tutto sondato nella medietà dell'uso, De Angelis presenta per frammenti brevi l'apparizione di momenti e persone del passato, raggiungendo vertici di alta intensità lirica. La pagina diventa così il luogo di una mediazione medianica, che lascia apparire quanto è ormai andato perduto per sempre.